
Era il 1988, avevo 7 anni e non vedevo l’ora di avere tra le mani la console che tutti i miei amici desideravano: il NES, il mitico Nintendo Entertainment System. Ricordo ancora quel giorno come fosse ieri. I miei genitori mi portarono da Rodeschini, un negozio a Bergamo che, per un bambino, era il paradiso in terra. Giocattoli ovunque, e soprattutto videogiochi, ovunque posavi lo sguardo. Era il posto dei sogni.
Eravamo sul vecchio camper Mercedes, con me c’era Emanuele, un mio amico dell’epoca. Lui, però, non sapeva nulla di videogiochi, ed era lì solo per la compagnia. Io invece avevo le idee chiarissime: volevo il NES e i giochi più belli che riuscivo a trovare. Tra i titoli che presi ci furono *Rush’n Attack*, *Baseball* e *RC Pro-Am*, ma non trovai quello che desideravo di più, *Super Mario Bros*. Anche se ero felice per l’acquisto, sentivo una piccola tristezza per non aver trovato il gioco di Mario, che in quel momento sembrava il Santo Graal dei videogiochi.
Una volta tornati a casa, l’emozione era ancora forte. Mio padre mi aiutò a collegare la console alla vecchia TV a tubo catodico, un’operazione che richiedeva un po’ di pazienza e abilità con quei vecchi cavi RF. Finalmente, aprii la confezione del NES e lì, con mio grande stupore e gioia, scoprii che *Super Mario Bros* era già incluso! Non avevo notato che la scatola lo riportava, e fu una sorpresa incredibile. In un attimo, quella piccola tristezza svanì, sostituita da una felicità immensa.
Fu in quel momento che iniziò la mia grande passione per i videogiochi. Quel primo salto di Mario nel Regno dei Funghi, la raccolta delle monete dorate e il suono della musica in sottofondo sono ricordi che porto ancora nel cuore. Quella console, insieme a *Super Mario Bros*, è ancora oggi con me. Non sono solo oggetti: sono simboli di un tempo felice, di un legame speciale con i miei genitori e di un amore per i videogiochi che non si è mai spento.
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