Una piccola, grande storia.
Ci sono ricordi che restano scolpiti nella mente, attimi che si fissano nel cuore e tornano vivi ogni volta che ripensi a loro. Uno di questi per me è legato a un gioco, ma soprattutto a un gesto che rifletteva l’amore dei miei genitori, una piccola grande sorpresa che porto con me ancora oggi.
Era un pomeriggio qualunque, uno di quelli in cui i miei genitori erano andati al Metro di Cinisello Balsamo per fare la spesa. Nel frattempo, mi avevano lasciato da mia zia Maria, la cara zia che mi teneva da bambino. Ogni volta che andavo da lei, sapevo che il tempo sarebbe passato lento. Eppure, quel giorno, l’attesa aveva un sapore diverso, c’era un’aspettativa. Sapevo che i miei genitori sarebbero tornati con qualcosa per me.
L’eccitazione cresceva. Come ogni bambino, la mia mente era inondata di sogni. Mi aspettavo un “Masters of the Universe”, quei mitici giocattoli che andavano tanto in voga all’epoca e che avevo desiderato con tutta l’anima. Ero pronto a stringere tra le mani He-Man o Skeletor, e già mi vedevo a inventare avventure epiche nel soggiorno di casa.
Quando finalmente i miei genitori tornarono a prendermi, mi sentivo traboccare di entusiasmo. Mio papà aveva quel sorriso complice che conoscevo bene, mentre mia mamma, con la sua dolcezza inconfondibile, mi porse un pacchetto. L’adrenalina salì in un attimo. Lo scartai in fretta, convinto di trovare il mio eroe dei cartoni. E invece… era qualcosa di diverso.
Dentro il pacchetto c’era Kid Icarus, un gioco per il NES. Non era quello che mi aspettavo, eppure mi colpì in un modo strano. Non conoscevo Kid Icarus, non sapevo che tipo di avventura mi stesse aspettando. Ma subito quella sorpresa inattesa accese una curiosità nuova in me.

Anni dopo, ho ancora quel gioco. Il tempo è passato, molte cose sono cambiate, ma Kid Icarus è lì, nella mia collezione, intatto. Quando lo prendo tra le mani, non posso fare a meno di pensare a quel pomeriggio, ai miei genitori che, pur non avendo preso esattamente ciò che avevo chiesto, mi avevano regalato qualcosa di ancora più speciale.
E soprattutto, penso a mia mamma. Non c’è più da tanti anni, ma il suo ricordo vive in ogni gesto, in ogni pensiero. Ogni volta che guardo quel gioco, sento il suo amore. Lei non era appassionata di videogiochi, non sapeva nemmeno cosa fosse Kid Icarus, eppure quel regalo, scelto forse con un po’ di incertezza e molta cura, rappresentava il suo modo di rendermi felice.



Kid Icarus è molto più di un semplice gioco per me. È il simbolo di un tempo passato, di una famiglia che mi ha sempre voluto bene. È il legame con mia mamma, con la sua dolcezza e la sua capacità di trasformare un pomeriggio qualunque in un ricordo indelebile.
Oggi, ogni volta che lo guardo, non posso fare a meno di sorridere con un velo di nostalgia. Quel piccolo gioco per NES mi ricorda quanto fossero preziosi quei momenti, e quanto l’amore dei miei genitori fosse presente in ogni gesto, anche in un pacchetto scartato con impazienza.
E così, Kid Icarus continua a volare, non solo nel mondo dei videogiochi, ma anche nel mio cuore.
Lascia un commento